![]() | Roberto
Ciuni |
Il
mafioso che sospirava sulla Sicilia (E' un'isola...) con involontario umorismo;
Genco Russo che si definiva l'uomo dell'amicizia e pretendeva d'accattivarsi simpatie
offrendo pane e salame; Luciano Liggio offeso per essere stato bollato come cocciu
di tacca; Diego Plaia per il quale era un favore l'aver pubblicato la notizia
della sua assoluzione; Totò Greco detto l'ingegnere multato a Gibilterra perché
voleva importare in Spagna, una Jaguar senza pagare dogana; Pippo Calò da ragazzo,
commesso in un negozio alla moda nel centro di Palermo; l'italo-americano che
organizzò a Chicago il funerale di Al Capone, l'altro paisano davanti al quale
uccisero Albert Anastasia, quello che entrò illegalmente negli Stati Uniti: sono
alcuni protagonisti di Mafiosi, tratteggiati non dalle pagine delle sentenze ma
sulla base di una conoscenza diretta. Roberto Ciuni ha fatto il cronista quando
usava ancora andare con il taccuino in mano anche dai delinquenti più sanguinari.
Di mafiosi ne ha incontrati molti: taccuino in mano, appunto. Così è nata questa
serie di personaggi ritratti dal vivo. Alcuni sono grandi nomi di mafia; altri,
semplici comprimari. In qualche caso si tratta di comparse. Sullo sfondo, la Palermo
pian piano tutta occupata e tutta corrotta dei mafiosi. Ciuni con Mafiosi è stato
vincitore del Premio Hemingway e del Premio Chianciano. La
critica ha scritto: | |
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Roberto Ciuni
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| Roberto Ciuni, già vincitore del Premio Hemingway e del Premio Chianciano per Mafiosi, ritorna con questo libro, più attuale e più graffiante che mai, a perlustrare la Sicilia con penna acuta e penetrante, da esperto osservatore: "Mi occupavo del costume minore, della mentalità, dell'ambiente dei politici siciliani, scrissi un "dizionario delle idee correnti", oscillante tra l'indignazione e l'ironia, la denuncia e lo stupore, l'amarezza e il sarcasmo, sempre fedele ai fatti. I lettori ridevano...". Una parte delle "Operette immorali" torna così alla luce, mettendo a nudo cultura e morale. In questi inquitanti ritagli di verità, una Sicilia dispersiva dalle mille vie brulica davanti ai nostri occhi come un'immagine caleidoscopica, piena del colore di un antico costume, ma anche di vuoti quasi fisiologici, perché nelle malefatte non c'è più regola, perché l'intelligenza non riesce a fermare la corruzione. Quasi nell'impossibilità di seguire il corso del Paese, il tempo siciliano scandisce la ripetizione dell'esclusivo esercizio del potere, nella sua stortura politica, nel trionfo dell'assurdo. Dietro la sua sagacia, con l'abilità espressa nei lavori precedenti, Roberto Ciuni compone con episodi, aneddoti e vecchi proverbi, immagini degne del più crudo realismo. | |