Raimondo Montecuccoli

AFORISMI DELL'ARTE BELLICA
Con le considerazioni di Ugo Foscolo

 

 

 

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Quando nel 1808 Ugo Foscolo si accinse a pubblicare alcuni degli scritti militari di Raimondo Montecuccoli, massimo sodato del secolo XVII, si trova nella piena fioritura dell'arte e degli studi, e già famoso e prossimo alla cattedra dell'Università di Pavia. Non ebbe quindi troppa difficoltà a riconoscere negli scritti del modenese uno stile superbo e inaudito nelle lettere nostrane. La prosa del generale si può proporre ai nostri occhi come uno dei monumenti del nostro panorama letterario, dove la grandiosa età del Caravaggio e del Bernini e del Campanella, del Basile, del Bartoli e del Sarpi, trova uno dei suoi rappresentanti più cospicui, se non il più consono senz'altro. Negli Aforismi dell'arte bellica troviamo una vorticosa e scintillante disposizione del discorso, dove la velocità di Senofonte e di Cesare s'addobba del gusto trionfale di Livio, e dove l'amarezza dell'umana tragedia - come in Shakespeare - si redime e innalza a ogni passo per la conoscenza piena dei Paesi.

La critica ha scritto:
Il Sole-24 Ore
Se la guerra è pensiero. Il Piccolo Le fulminanti e colorite riflessioni di uno stratega.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raimondo Montecuccoli

LIBRO INEDITO SULL'UNGHERIA

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Uno straordinario capolavoro di scrittura antibarocca, più vicino a Galileo che a Giambattista Marino. Montecuccoli, il terribile soldato che sapeva odiare e uccidere si rivela, insieme storico capace di anticipare i tempi nuovi, con stile. Oggi che, di nuovo, l'Ungheria è terra di confine, le parole di Montecuccoli che in quella terra visse combattendo, vanno meditate: sono quelle di un profondo, appassionato, volutamente non obiettivo protagonista.