Lev Razgon

CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO

 

 

 

 

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Un grosso quaderno; una penna intinta in una serenità e in un'ironia che non tolgono orrore alla ferocia della Storia e del Terrore staliniano; un uomo che, dal Gulag, ricostruisce la propria infanzia per una figlia che dispera di poter rivedere; il quaderno va perduto, passa di mano in mano e, miracolosamente, ricompare dopo quarant'anni. Sembrano storie inventate, e invece è la verità. Quando Lev Razgon - autore-protagonista di queste pagine - aprì il pacco che aveva ricevuto da casa, restò interdetto. Un quaderno? Perché? Eppure gli sarebbe servito, quel quaderno. Eccome! L'avrebbe usato per raccontare le sue radici alla sua unica figlia, che il Gulag gli aveva strappato. Vi sono uomini che hanno il dono straordinario di ricordarsi bambini e Lev Razgon è uno di loro. Cercando nella sua memoria, l'autore ripesca le sue prime impressioni: gli incendi e i pompieri, si trasformano in gioco, il flauto "magico" del padre e la musica (che unisce le famiglie - diversissime - dei suoi genitori), e ancora il mercato cittadino, il primo albero di Natale, quando imparò a leggere, lo sfollamento, la scuola e poi Mosca, la capitale... Sono pagine di intensa serenità, dense di gioie grandi e piccole, in cui gli orrori e la crudeltà della Storia che si stava compiendo (la prima guerra mondiale, la rivoluzione d'ottobre, la guerra civile... ) entrano in punta di piedi. Lo sdegno per le morti di amici e parenti non è gridato: non ce n'è alcun bisogno. Ci sono libri che non nascono per essere tali. Come questo. Così la lettera a una figlia è diventata una lettera a noi tutti.

La critica ha scritto:
la Repubblica In Con gli occhi di un bambino Lev Razgon ha saputo riportare sulle pagine la sconvolgente e umiliante vita dei gulag, realizzando dolorosi ritratti di prigionieri e aguzzini.