
Gerusalemme
LA TERRA DELLA DISCORDIA
di André Naef
Amarsi a GerusalemmeRaccontando la passione di un palestinese e di un’israeliana, Ibrahim Souss fa la cronaca d’una terra propizia a tutte le discordie. Ragazzi, Bahgat e Salomé scoprono l’amore. Adulti, il turbine della vita li allontana e li riconduce periodicamente l’uno tra le braccia dell’altra. Una storia banale, tranne che per il fatto che comincia a Gerusalemme, che Bahgat è palestinese e Salomé israeliana. È il tema di Le rondini di Gerusalemme (traduzione di Ornella Rota, Tranchida 2002), il terzo romanzo di Ibrahim Souss, delegato generale dell’Olp e ambasciatore di Palestina in Francia per quindici anni, pianista, poeta, cronista della Tribune de Genève. Raccontando questo amore contrastato, descrive anche la relazione complessa di due popoli che rivendicano la stessa terra, propizia a tutte le discordie. Matrimoni combinati Nel 1935 una famiglia ebrea di Amburgo, fuggendo dalle persecuzioni naziste, si stabilisce a Gerusalemme. I vicini arabi del caseggiato l’accolgono con calore. Bahgat Abdelhamid e Salomé Feingold diventeranno presto inseparabili, senza stancarsi mai di passeggiare per le stradine della Città Santa, a malapena coscienti della tensione nascente, dei primi attentati dell’Irgun, degli scioperi dei commercianti arabi o delle rappresaglie britanniche. Gli echi della terribile guerra europea, e soprattutto dello sterminio degli ebrei, non giungono loro che attutiti. In età da marito, Salomé è corteggiata da Shimon Levitski, un giovane ufficiale votato a una brillante carriera nell’Haganah, il futuro esercito israeliano. Poiché la guerra è vicina. Il padre di Bahgat muore durante una manifestazione repressa dalle truppe britanniche. Il dramma non fa che avvicinare ancora di più i due innamorati. Essi si danno l’uno all’altra, un mattino del maggio 1948, mentre fuori la popolazione ebrea celebra la fondazione dello stato di Israele che li separerà irrimediabilmente. Mentre la famiglia di Bahgat, travolta dal primo esodo palestinese, ripiega su Napluse, Salomé accetta la proposta di Shimon. Il matrimonio viene celebrato immediatamente e, meno di nove mesi più tardi, viene al mondo Shlomo. Da parte sua, Bahgat sposa Fawzia che gli darà due figli. 1956, Shimon viene ucciso durante la guerra di Suez. 1967, Israele ottiene in sei giorni una vittoria folgorante. Shlomo, che ha appena compiuto 18 anni e vive nel culto di suo padre «morto sul campo di battaglia», è furioso di non poter prendere parte ai combattimenti. Salomé non partecipa all’entusiasmo generale. Ha orrore delle guerre con il loro corteo di vedove e di orfani. La riunificazione di Gerusalemme sotto la tutela israeliana offre paradossalmente a Bahgat l’occasione di rivedere la sua amata e di constatare che, dopo 19 anni di separazione, il loro amore è sempre altrettanto forte. Passaggio al terrorismo Costretto al fallimento dall’occupazione israeliana, Bahgat deve quindi emigrare con la sua famiglia in Germania. Lavorando in fabbrica di giorno, diventa di notte un agente dell’Olp. Un giorno gli affidano, grazie al suo talento di tiratore scelto, la missione di uccidere un generale israeliano in visita a Parigi. Mentre sta per prendere la mira, scorge, nel suo cannocchiale, il viso di Salomé, che fa parte della delegazione. Dopo l’attentato, non resiste alla tentazione di ritrovarla, senza svelarle i veri motivi della sua presenza in Francia. Di ritorno a Napluse, Bahgat continua la sua azione clandestina mentre suo figlio Faruq è in prima linea nell’Intifada. Un giorno d’estate del 1993, questi è ucciso da un ufficiale famoso per la sua durezza e il suo disprezzo verso i palestinesi, di nome Shlomo Levitski. Folle dal dispiacere, Bahgat scopre che si tratta del figlio di Salomé e non pensa ad altro che a vendicarsi. Salomé gli rivela allora che Shlomo in realtà è nato dal loro abbraccio, il giorno della nascita di Israele. E, mentre in una casa vicina degli applausi salutano la storica stretta di mano tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, Bahgat viene a sapere della morte di Shlomo, ucciso da un commando di Fatah. Nel momento stesso in cui si alza l’immensa speranza di una riconciliazione dei popoli israeliano e palestinese, capisce che non vedrà mai più Salomé. Oppure? Articolo di André Naef pubblicato in La Tribune de Genève nella foto (© S. Grandadam/Hoaqui) copertina dell’edizione francese di Le rondini di Gerusalemme, Belfond Pagine correlate: Ibrahim Souss tra mondi diversi Ibrahim Souss Homepage |




















