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Kemal / Per quattro mesi

Per quattro mesi nemmeno una riga
intervista di Dosan Hizlan a Yashar Kemal

Parla per la prima volta, dopo la morte della compagna Thilda, il famoso scrittore Yashar Kemal.

 

Mi piacciono molto le persone che si dedicano al proprio lavoro e vivono in quel mondo tutto loro. Yashar Kemal, quando inizia a scrivere un nuovo romanzo si chiude in un guscio. Ne parla continuamente. Viene perfino da chiedersi se ascolti quel che gli si dice. Perché dovrebbe ascoltare, poi, se nella sua mente si va scrivendo un romanzo...
Non è importante la strada, importanti sono i compagni di viaggio, questa frase è stata detta proprio per Yashar Kemal. Insieme siamo andati a molte premiazioni, gli organizzatori lo trattavano con lo stesso grande rispetto che lui dedicava a me. Solo gli amici più intimi sono in grado di capire l'estrema delicatezza d'animo che nasconde sotto la sua mole. Teme sempre di ferire, ma anche di essere ferito.

Come scrittore si è assunto una responsabilità sociale e politica che va oltre lo scrivere: difende sempre la Turchia contro gli stranieri.

Di solito sono gli artisti, gli scrittori, a non essere cambiati dalla fama. La modestia è un tributo spesso pagato agli artisti. Se volete la prova di questa mia affermazione, vi porto ad esempio Yashar Kemal.

Io stesso solo adesso comincio ad abituarmi a uno Yashar Kemal senza Thilda, ne sento la mancanza ogni volta che vado a casa loro e bevo un bicchiere di vino rosso con un cubetto di ghiaccio. Dite cosa volete, io il vino rosso lo bevo così.

Yashar Kemal sa bene che non esiste modernità senza tradizione.

Non intendo trascurare Yashar Kemal narratore. Ogni volta che mi capita di sognare Bambini, mi sveglio in fiamme.

Scrive ancora a matita, prima di scrivere a macchina chiede immancabilmente consiglio.

Mi piace molto Memed il falco, ma non cambierei Terra di ferro, cielo di rame con nessun altro romanzo. Demirciler Çarsisi Cinayeti lo leggo sempre con lo stesso piacere.

Bisogna guardare Yashar Kemal da molti punti di vista: dall'esterno verso l'interno, da occidente verso oriente. Io uso questo metodo. E' un caro amico, leale.

Certo che ne ho una considerazione speciale anche perché ha fatto conoscere all'estero la letteratura turca, ma si sforza sempre di far conoscere anche gli altri scrittori, non è egoista.

Vorrei sempre vederlo scrivere, mai sulla porta di un tribunale.

YK: Non vado da nessuna parte senza avere in tasca 2-3 mila dollari. Capita di litigare, se ti hanno preso il biglietto devi per forza rimanere lì. Mi è capitato una volta in Bulgaria. Ci ero andato per una conferenza nel periodo in cui i turchi di Bulgaria dovevano per forza cambiare il cognome. Io li criticai. Loro mi crearono molti problemi.

So bene che la morte di sua moglie Thilda le ha creato molti problemi. Per un periodo non è riuscito a lavorare...

Y.K Per quattro mesi non sono riuscito a scrivere una sola riga. Perdere la più cara amica, la compagna di cinquanta anni è un tale dolore che viene da pensare non come farò a scrivere, ma come farò a vivere. Era come se fino a ora avessimo sempre scritto insieme. Ma Thilda aveva messo tutto così bene in ordine, come se sapesse che sarebbe morta e che io mi sarei ridotto così. Perché non avessi difficoltà mi ha preparato almeno 15 cartelle. Critiche, posta in arrivo, posta in partenza... Trovo subito quello che cerco. Qualche giorno fa cercavo una cosa che non riuscivo a trovare. Ho visto che ha scritto dietro ogni foglio di cosa si tratti e come e dove posso trovare tutto. Condividevamo un'intimità che andava oltre l'amicizia o il matrimonio. Una parte di me se n'è andata con lei. Mi sono sentito dimezzato, ho pensato a come avrei fatto a scrivere, ma alla fine se ne viene fuori.

E' riuscito a superare questo periodo, almeno in parte?

Y.K Per circa tre mesi quasi non riuscivo a respirare. Il respiro mi ritornava in gola e mi soffocava. Poi sono andato a Parigi con Zulfu Livaneli. Siamo passati alla Gallimard. Lì si sente di essere scrittori. In Turchia non penso mai di essere uno scrittore. Dopo sono andato in Svezia. Al ritorno sono andato con degli amici medici a Saroz. Ho fatto delle passeggiate, l'aria di mare mi ha fatto bene. Lunedì scorso ho ripreso a scrivere.

Thilda faceva molta attenzione alla sua salute. Lei riesce ancora a stare alle regole?

Y.K Da cinque anni non bevo alcolici. Quando la malattia di Thilda si è aggravata ho ripreso a fumare. Dopo la sua morte, pensando che lei non avrebbe voluto, ho di nuovo smesso. Faccio molta attenzione adesso. Ho perso qualche chilo, una buona cosa. Quando vado a prendere un premio, non bevo mai, perché in quel momento non sono semplicemente io, sono il rappresentante di questo paese. Non l'ambasciatore, che rappresenta per soldi il proprio paese. La nazione è responsabilità dello scrittore. In Turchia Yashar Kemal vive come vuole, ma all'estero no...

Sta scrivendo la seconda parte di Bir Ada Hikayesi. Come procede, quando potremo leggere il suo nuovo romanzo?

Y.K Il romanzo si compone di 14 capitoli e in questo momento sto scrivendo l'undicesimo. Penso di poterlo dare alle stampa a settembre. Nel primo volume del libro, Firat suyu kan akiyor baksana, si parla dell'evacuazione di un'isola. Qui scrivo di uno dei più grandi esodi della storia. Non capisco perché nessuno l'abbia ancora scritto. Solo adesso si comincia a fare ricerche sulle migrazioni.

Dopo aver trovato il tema di un romanzo, come procede?

Y.K: Secondo me, tecnica, lingua, struttura e psicologia sono parametri irrinunciabili in un romanzo. Qui cerco di caratterizzare la psicologia di persone che hanno dovuto abbandonare la propria terra. Racconto che terribile dolore sia. Chi abbandona il proprio paese ha il cuore spezzato, pensa sempre di tornarci. Nel secondo volume del romanzo c'è un personaggio, Musa Kazim Agaefendi, è di Creta, pensa continuamente a tornarci, non permette alle figlie di disfare i bauli. Si parla anche della sofferenza dei turchi, questo tema mi tocca moltissimo, lo sento fin dall'infanzia, c'erano molte persone così, intorno a me. Per esempio c'era Abdullah, lavorava per le ferrovie, la moglie era di Creta: prima di sposarsi l'unica condizione posta dalla moglie era stata sapere se lui sarebbe tornato a Creta con lei, quando questo fosse stato possibile. L'uomo rispose, anch'io sono un emigrante, visto che vengo da Van, posso venire con te. Risparmiarono soldi per ritornare a Creta, fino alla morte.

Nel primo volume, Firat suyu kan akiyor baksana, un'isola viene evacuata. Il secondo volume in che senso si svolgerà?

Y.K: Il titolo del secondo volume è Karincanini su içtigi (L'acqua che bevono le formiche). E' un modo di dire dei pescatori del Mar Nero. "Il mare è così piatto, così piatto che le formiche ci si potrebbero abbeverare". C'è un modo migliore per descrivere un mare piatto? Nel secondo volume del romanzo, l'isola rimasta vuota va piano piano popolandosi di persone che vengono da posti diversi, ci si incontrano 72 origini diverse, ma non c'è alcun problema. Solo verso la fine del romanzo iniziano i problemi perché iniziano a distruggere la natura. Il terzo volume si intitola Çiplak deniz, çiplak ada (Nudo mare, Nuda isola) perché è finita la natura e anche in mare non ci sono rimasti pesci. Ecco che cominciano i problemi.

E' contento dei consensi incontrati dal primo volume?

Y.K: Ogni scrittore sa se quello che ha scritto è avvincente o no, ma la prova finale gli viene dai lettori. Anch'io ho avuto in questo modo la prova che Firat suyu kan akiyor baksana era un romanzo avvincente. Ho visto tantissime copie pirata, probabilmente hanno venduto il triplo delle copie legali. In poco tempo, poco più di un anno, questo romanzo ha venduto 55 mila copie, senza articoli di critica e senza pubblicità.

I suoi romanzi sono stati pubblicati in molti paesi e sono diventati dei best seller. In quale paese si è raggiunto un record di vendita?

Y.K: Memed il falco ha raggiunto il massimo delle vendite in Islanda. Solo di Memed il falco si sono vendute 3 milioni di copie in Russia, ma non ho preso una sola lira per i diritti d'autore. Hanno pagato Aziz Nesin, Bekir Yildiz ma non me. Non ho un accordo sui diritti d'autore con i russi, per questo non li ho presi. Quando mi invitano mi danno un rimborso di 150-200 rubli, ma non prendo nemmeno quelli.

Ultimamente cosa ha letto della nostra letteratura? Quale romanzo le è piaciuto?

Y.K: Ogni anno leggo almeno un classico. Leggo anche gli scrittori turchi. L'ultimo romanzo di Livaneli mi è piaciuto molto, me ne aveva letta una parte in Svezia, 24 anni fa. Parlava delle persone esiliate là. Gli chiedevo spesso che ne fosse di quel suo romanzo, nel frattempo aveva scritto Engeregin Gözündeki Kamashma. E' diventato un best seller in tutte le lingue in cui è stato tradotto. Bir Kedi, Bir Adam, Bir ölüm è il miglior romanzo sull'esilio che abbia mai letto. E' un romanzo splendido sia dal punto di vista psicologico che formale, il migliore che descriva il dilemma tra perdonare e uccidere. Davvero un capolavoro. Certo un tale giudizio la critica turca non oserebbe darlo, non ha coraggio. Non ho visto nessuno, qui da noi, dare i giudizi che la stampa estera ha dato ai miei romanzi, ci si vergogna di fare una simile affermazione per uno scrittore turco.

Perché non lo dicono?

Y.K: Non ci riescono, non hanno abbastanza coraggio. Se qualcuno scrive una cosa del genere si pensa che esageri, gli si ride alle spalle. Per Demirciler Çarsisi Cinayeti, la rivista "Les Nouvelle Litteraires" ha scritto "Il capolavoro della maturità di un grande scrittore". Quale critico turco scriverebbe una cosa simile? Ci sono circa 3.800 articoli di questo tipo, su di me e solo qualcuno negativo, uscito sul "Saturday Review", non è piaciuto il romanzo Deniz Kustu. Secondo me quello di Zulfu è uno dei migliori romanzi sull'esilio scritto in lingua turca. Io non ho paura e per questo posso darlo, un simile giudizio, se c'è qualcuno che pensa il contrario, bene, lo scriva. Zulfu è sfortunato come scrittore, la sua musica copre i suoi scritti...

Con la decisione presa da Mustafa Kemal e Venizelos alla conferenza di Losanna, il milione e mezzo di greci che vivevano in Anatolia furono scambiati con i cinquecentomila turchi che vivevano nei territori greci. In un certo senso questa è la storia della mia famiglia. La mia famiglia è una famiglia di esiliati. Una parte viene dal Caucaso, un'altra parte viene dall'Assiria. Nel 1854 si unirono alla ribellione contro lo zar e scapparono in un villaggio sulle rive del lago di Van. In quel villaggio c'era un'enorme quantità di emigranti. Durante la prima guerra mondiale, l'esercito russo scendeva da nord a sud, da Kars a Van, migliaia di persone passavano dal villaggio per scappare. I miei all'inizio non se la prendono, il loro capo è un Bey, zio di mio padre. Le voci dei cannoni si avvicinano sempre di più e alla fine una palla cade sul villaggio. Apre un buco profondo da cui esce l'acqua. Ormai sono costretti ad andarsene. Da tutto questo io ho capito che se una persona o un gruppo di persone se ne devono andare dal posto dove vivono, è come strappargli il cuore dal petto. Io ho vissuto molte avventure nella Çukurova. Le persone strappate alle zone montagnose della Grecia che si sono insediate nella Çukurova, hanno sofferto moltissimo. I miei passavano l'estate ai pascoli (yayla), un giorno ci giunge la notizia che tutti i profughi sono morti di malaria. Non c'è rimasto nessuno per seppellirli. I miei scendono dai pascoli, seppelliscono i loro morti e ritornano. La stessa cosa si è ripetuta diverse volte. Io l'ho vissuta. Una parte fugge, una muore e qualcuno riesce a resistere. Adesso ci sono 7-8 villaggi. Le persone della mia famiglia, mia madre, gli zii, fino alla morte hanno ogni giorno ricordato il loro paese, ci hanno scritto ballate, anch'io ne ho sofferto.

Le piacciono le copie pirata?

Y.K: A me piacciono. Significa che il romanzo vende bene. Per me è stata una dimostrazione. Devo dire che ne ho comprate alcune copie. Memed il falco si trova solo in copia pirata. Ma quei birbanti non stampano bene.

(Traduzione di Anna Lia Basar)

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