| Gli uccelli di Istanbul dalla Redazione Tranchida Molti anni fa nei villaggi e nelle città turche era usanza comprare dai ragazzi, che guadagnavano così qualche lira in più dalla loro cattura e vendita, gli uccellini che nidificavano nelle pianure fuori città. Si diceva che l'atto di liberare gli uccellini nell'aria assicurasse a chi li aveva comprati un posto in paradiso. Proprio durante la migrazione autunnale, i ragazzi avrebbero unito tutte le loro forze e avrebbero sistemato le loro reti da uccellatore per catturare gli uccelli che avrebbero poi venduto di fronte alle chiese, alle sinagoghe o alle moschee. I tre giovani che stanno preparando le loro gabbie nella piana di Florya, alla periferia di Istanbul, hanno usato tutti i loro risparmi per equipaggiarsi e, accorgendosi che non bastano, hanno persino venduto di nascosto il kilim favorito della loro madre. Purtroppo essi non si rendono conto che l'antica tradizione di comprare e ridare la libertà agli uccellini è scomparsa, e che la loro impresa è cosparsa di difficoltà. La più grande di queste, la loro mancanza di denaro, significa che non solo non potranno ricomprare il kilim della madre, ma anche che se non venderanno la maggior parte degli uccellini non potranno nutrire gli altri. E, proprio all'improvviso e inaspettatamente, una sventura si abbatte su di loro; là dove i ragazzi avevano sistemato le loro reti non rimane nulla salvo un mucchio di teste di centinaia di uccellini, e un falcone che plana nel vento, alto nel cielo. Yashar Kemal, il più grande scrittore turco contemporaneo, ha qui scritto un racconto di grande fascino nel suo simbolismo e nel suo modo di osservare la natura umana. Articoli, interventi e recensioni: |