La vecchia Ford del 1920 č partita. Sopra c'č Fikret Irmakli, il giovane nuovo Kaymakan (sottoprefetto), con gli occhi colmi di pianto e uno stretto nodo in gola, che gli impedisce di respirare. La sua missione nella Įukurova era bruscamente terminata. Non aveva potuto impedire che la corruzione di Okįuoglu e degli arroganti aga padroni del riso prevaricasse, come accadeva da sempre. Non era riuscito a salvare le case di Sazlīdere dall'invasione dell'acqua, dal fango e dalle zanzare, apportatrici della malaria. Aveva ancora nelle orecchie tutto lo strazio delle urla di Zeyno Kari, l'anziana madre di tutto il villaggio, che ha cercato con tutte le sue forze di ridestare l'orgoglio dell'indomito Memed Ali, il Curdo.
L'amara ritirata del kaymakan, viene accompagnata dal trambusto infernale di centocinquanta teneke (tamburi e barattoli fatti di latta) e dal sarcasmo dei vittoriosi aga dei campi. Ma ecco che un uomo gesticolando e urlando si pone davanti alla vecchia Ford del '20. E' Memed il Curdo. Un guizzo di vita, di ribellione, balena nei suoi occhi. Il giovane kaymakan ritrova il sorriso.
La scrittura corrosiva e appassionata di Yashar Kemal ci proietta in un luogo apparentemente lontano e antico, ma alla fine eterno, dove si consuma il conflitto che č di tutte le societā, di tutti i tempi, di tutti gli uomini.