Con il terzo romanzo della
Trilogia della montagna, Yashar Kemal chiude il ciclo dedicato alle vicende del villaggio di Yalak, narrandone la discesa estiva degli abitanti nella piana della Çukurova per la raccolta del cotone. E' un momento particolare, atteso spasmodicamente per tutto l'inverno, decisivo per la stessa sopravvivenza dei contadini di Yalak, che non hanno altro mezzo che il lavoro da braccianti per saldare il debito con lo spietato Adil Efendi, il ricchissimo mercante di città pronto a spogliarli di tutto se non guadagneranno abbastanza per ripagarlo. L'estate nella Çukurova è anche il momento in cui esplodono odi e passioni: l'occasione che il potente Sefer ha in animo per vendicarsi dei suoi compaesani, e il momento tanto atteso da Memidik per liberarsi dalle ossessioni e recuperare la dignità perduta. La trama di Kemal, ricca e complessa come sempre, si dipana in un tessuto narrativo in cui ogni filo ha un colore e una brillantezza suoi particolari. Il romanzo assume la forma di canto corale, si affolla di personaggi e delle loro storie: vi si narra di Ali il Lungo, che porta ingiustamente su di sé la terribile accusa di aver ucciso la madre, e della sua corsa contro il tempo per salvarla; della vecchia Meryemce che, incapace di seguire i suoi nel lungo e faticoso viaggio verso la pianura, attende al villaggio qualcuno che la strappi dai deliri della solitudine; Tashbash divenuto ormai santo, il Re delle Fate o la morte. A Meryemce giungerà Omer, lo strano assassino inviatole da Sefer che, come il re delle Mille e una Notte, rimanda di giorno in giorno l'esecuzione della sua condanna. C'è poi la storia di un ingombrante cadavere che non è di chi avrebbe dovuto essere, e di un santo che invece di tornare nella gloria si presenta lacero e malato ai paesani che si rifiutano di riconoscerlo. E infine arriva quella liberazione che l'intera comunità ha cercato più o meno consapevolmente, facendo sorgere dal suo interno un santo e un assassino, e affidando loro un compito che condurrà entrambi a scelte estreme, salvandoli e perdendoli a un tempo.