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Patetta / Note sull'autore

Note su Luciano Patetta
dalla Redazione Tranchida

 

Luciano Patetta (foto archivio MTE) è nato a Milano nel 1935. Di famiglia borghese, ha frequentato il Liceo classico Manzoni senza eccellere, né avere ottimi voti, tranne in latino e in italiano. Studiava poco e solo alla sera, perché trascorreva almeno tre pomeriggi alla settimana giocando a poker o alle corse dei cavalli a San Siro, approfittando dei biglietti di ingresso che dava a lui e a una mezza dozzina di altri ragazzi un bookmaker, padre di una compagna di scuola. Una grande passione occupava però tutto il resto del tempo: lo studio del violino, al quale lo aveva avviato il padre, ottimo violinista dilettante.

A diciott'anni, proprio quando era prossimo agli esami di maturità, era anche pronto per preparare l'esame di diploma in violino al Conservatorio, come privatista. Il padre, milanese pratico e concreto, lo fece ascoltare dal primo violino dell'orchestra del Teatro alla Scala, il quale sentenziò: "Se mi chiedete se il ragazzo può diventare un buon professionista, rispondo di sì; se mi chiedete se può diventare un grande concertista, rispondo di no!"
Allora, il padre gli suggerì di iscriversi all'Università: "nell'arte, al contrario che in una professione" gli disse, "non basta essere sufficienti, bisogna essere grandi".
Ha scelto dunque la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, superando con fatica gli esami di disegno e di analisi matematica, come tutti gli studenti che provenivano dal liceo classico. Senza abbandonare il violino, però, ma anzi tenendo alcuni concerti in trio, in quartetto e nell'orchestra da camera diretta dal giovane Carlo Sini, oggi celebre filosofo.
Dopo la laurea e un breve tirocinio presso alcuni architetti milanesi, ha aperto un piccolo studio e ha fatto l'architetto per oltre vent'anni. E con qualche soddisfazione: alcuni concorsi vinti, alcuni progetti pubblicati dalle riviste specializzate e l'invito a esporre i propri lavori alla Biennale di Venezia, nel 1981.
Contemporaneamente, ha cominciato la carriera universitaria, prima come borsista e assistente, poi come professore incaricato, quindi come professore ordinario di Storia dell'Architettura. Da quel momento, gli anni Settanta, lo studio ha cominciato ad assorbire quasi tutto il suo tempo, come non era mai stato negli anni precedenti.
Ha cominciato a scrivere articoli sulla rivista "Controspazio" fondata nel 1969 da Paolo Portoghesi, della quale era anche redattore, poi il primo libro sull'architettura contemporanea. Ha soggiornato a Parigi e a Londra per studiare alla Bibliothèque Nationale e a quella del British Museum l'architettura dell'Eclettismo europeo, sulla quale ha pubblicato nel 1975 L'architettura dell'Eclettismo. A queste prime pubblicazioni sono seguiti una Antologia di Storia dell'Architettura, una monografia sul Quattrocento a Milano (L'architettura del Quattrocento a Milano, 1987), una raccolta di Scritti sul Rinascimento (2000) e una monografia su Bramante a Milano e in Lombardia (2001).
Dopo un infarto e un intervento al cuore (nel 1984) ha abbandonato la professione di architetto, limitandosi all'insegnamento universitario. Ha curato numerose mostre d'architettura, sul Neoclassicismo a Milano, sul Razionalismo e l'architettura nel periodo fascista, sull'attività edilizia della Compagnia di Gesù e sui disegni milanesi del Cinquecento, curandone anche i rispettivi cataloghi. Ha partecipato a numerosi convegni e ha tenuto oltre sessanta conferenze in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Polonia, Argentina, Brasile e Perù.
Per dieci anni è stato membro del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali a Roma. Nel 1990 ha fondato la rivista "Il Disegno di Architettura", che da allora dirige.
Quando, nel 1995, è stato invitato alla Triennale di Milano, che aveva come tema il rapporto tra architettura e narrativà, ha scritto il suo primo breve testo narrativo: la Lettera semiseria che spiega molte cose. In questo scritto ironico si fingeva il ritrovamento di una vecchia lettera con la quale uno zio dava alcuni suggerimenti al nipote in procinto di sostenere l'esame di ufficiale di cavalleria, aggiungendo un'infarinatura di cultura generale e alcune banalità sulla basilica di San Pietro a Roma.
Pochi mesi dopo ha affrontato suo primo romanzo Gli angeli e l'architetto (Tranchida, 1995), un romanzo storico (come lo saranno anche gli altri che seguiranno). Ambientato nel primo Cinquecento, è la storia di un giovane imbroglione che si fa passare per architetto e si reca in Polonia per costruire una copia della Santa Casa di Loreto, secondo i voleri di un conte polacco ricchissimo e stravagante. Il protagonista si trova coinvolto nel più complesso intreccio di stregonerie, massacri tra cattolici e luterani, miracoli, inganni e vendette. Il libro vuole affrontare i temi dell'emigrazione in un tempo e in un paese così lontani, la questione inquietante dell'autenticità della Santa Casa della Madonna, le devozioni popolari e gli eccessi del fanatismo religioso.
Tre anni più tardi pubblica Monsignor Caramuél (Tranchida, 1998, ried. 2001),  ambientato nel Seicento, nella Lombardia sotto il dominio spagnolo. Liberamente ispirato a Juan Caramuél, un personaggio reale, vescovo di Vigevano, autentico genio dell'età barocca; poliglotta, teologo,fisico, matematico, filosofo, architetto, frequentatore delle accademie di mezz'Europa e ospite alla Corte di Madrid e in Vaticano a Roma. All'età di cinquantatré anni si innamora di una giovane donna di vent'anni, figlia naturale di un ricco possidente terriero. La ragazza, dotata di un forte carattere, spinge un po' alla volta Caramuél ad abbandonare la tipica pigrizia dell'intellettuale per agire: non sopporta infatti che i suoi contadini e braccianti vivessero come bestie nella più grande miseria e nell'abbrutimento. I due, ormai concubini, avviano riforme, fondano un villaggio ideale, provocano, come è naturale, le più feroci reazioni degli altri proprietari terrieri e delle autorità politiche e religiose. Il romanzo affronta così i temi dell'utopia e dell'ingenua quanto appassionata volontà di cambiare il mondo.
Nel 2000 pubblica Purgatorio (Tranchida), ovvero il sogno di uno storico dell'arte di poter incontrare in un viaggio nell'aldilà i grandi artisti del Rinascimento e sapere direttamente da loro tutto ciò che ignoriamo o conosciamo male della loro vita e delle loro opere. Guidato dal poeta Poliziano, l'autore incontra Botticelli, Leonardo, Bramante, Raffaello, Michelangelo, il Cellini, l'Alberti e tanti altri, anche meno importanti, che gli rivelano i loro segreti, le loro gioie, fortune e dolori. Non mancano i battibecchi e gli insulti, perché gli artisti si rispettano, si invidiano, si odiano; raramente si amano. Le nuove attribuzioni, le verità nuove e inquietanti costringono a riscrivere la storia dell'arte?
Il 2003 vede la pubblicazione di Ario l'eretico (Tranchida),  la vita romanzata del protagonista della più grave eresia dell'intera storia della Chiesa. Nato a Alessandria nel IV secolo, al tempo delle ultime persecuzioni cristiane e poi dell'Editto di Costantino, Ario ha vissuto le feroci dispute all'interno della Chiesa sulla Trinità e sulla natura di Cristo. Ritenuto, dai più, blasfemo, scomunicato e espulso dopo il Concilio di Nicea (325 d.C.) Ario divenne un perseguitato per il resto della sua vita molto avventurosa, amato e odiato, ammirato e disprezzato. Di grande attualità sono i temi nei quali egli si è trovato drammaticamente coinvolto: la tolleranza, la libertà di culto, il confronto tra differenti culture e tradizioni, l'affermarsi di un'unica religione di Stato. Con l'Arianesimo si è rivendicato il diritto a dissentire in materia religiosa. Ma Ario aveva detto ai suoi seguaci: "Non fatevi uccidere per le mie opinioni. Potrei avere torto! A nessun uomo è dato il privilegio di non sbagliare".
Patetta
Autori / Authors

Patetta
Titoli / Titles

Letteratura italiana