Tranchida.it Giovanni Tranchida Editore
in Evidenza
Yashar
Kemal
William
McIlvanney
Howard
Buten
Edorta
Jimenez
George
Mackay Brown
Rogelio
Iriarte
Carmine Mezzacappa
Carmine
Mezzacappa
Cataldo
Russo
Jurij
Rytcheu
Shahrnush
Parsipur
Ibrahim
Souss
Luciano
Patetta
Tashi
Dawa
Rajiva
Wijesinha
Kemal / Europa e Turchia 2

Parla lo scrittore Yashar Kemal:
"Ma le riforme sono sulla strada giusta. Ankara deve rispettare i diritti dei curdi"
L'Unione Europea ha ragione ad attendere; siamo una democrazia incompiuta
di Marco Ansaldo (La Repubblica, 15-12-2002)
ISTANBUL - "L'Europa ha ragione: la Turchia non è pronta a entrare nell'Unione. Troppe ancora le manchevolezze nel campo dei diritti umani e delle libertà civili. Però questo paese è sulla strada giusta. E i passi importanti che ha intrapreso lo porteranno a essere una vera democrazia, e non una democrazia inventata come è oggi. La Turchia aspira da duecento anni all'Europa, e il momento del suo ingresso verrà presto".
Bisogna traversare il Bosforo e andare sulla sponda asiatica di Istanbul, per capire forse dalla giusta prospettiva il desiderio turco di entrare nel Vecchio continente. E accanto alle sei vetrate che dalla veranda di casa si allargano sul canale, ascoltare le parole di Yashar Kemal, il grande sciamano delle lettere turche, autore di tanti romanzi epici (pubblicati in Italia da Tranchida), seduto in sala sulla vecchia poltrona davanti a un panorama mozzafiato.
 
Perché l'Europa non vuole i turchi?
"Dice davvero che è così? Non credo che ci sia una cattiva volontà verso di noi".
 
Però fino a ieri Ankara diceva di non voler essere presa in giro dai paesi europei…
"Ma questo è solo il pensiero di Tayyip Erdogan (il leader islamico moderato, ndr), oppure di chi non è laico. Io penso invece all'Unione europea come a una fortezza di pace. Ho conosciuto i fondatori della Cee, e so bene che uno degli scopi di un organismo uscito da due conflitti mondiali e da una devastante guerra fredda è questo".
 
E perché i turchi vogliono l'Europa?
"Perché sono duecento anni, dai tempi del sultano Mahmud II, che vogliamo entrare in Europa. Era un'idea fissa dell'Impero ottomano. Poi tante cause l'hanno impedito: l'analfabetismo, le guerre interne, la rivoluzione di Ataturk. Questo è un paese confuso e non ha mai potuto raggiungere quell'obiettivo".
 
Alcuni dicono che la Turchia non può entrare perché è un paese musulmano e di cultura diversa. Che cosa risponde?
"Che la cultura italiana, o quella di Francia e Spagna non sono propriamente europee, ognuno ha la sua individualità. E ogni cultura alimenta l'altra. Il mondo è come un giardino di mille e uno fiori. Se si prende un fiore, l'umanità resta priva di quel fiore".
 
LA RELIGIONE:
In Europa ci sono già 15 milioni di musulmani.
Fin dall'antichità la nostra cultura è vicina.
 
Dunque l'Europa non è più un club cristiano?
"Non l'ho mai creduto. Avete già 15 milioni di musulmani. Più gli ebrei, i buddhisti. E quando i dieci nuovi paesi entreranno, i non cristiani saranno ancor di più. Però entrare è difficile. Se bussi a un club inglese non ti prendono. Nemmeno all'associazione dei giornalisti ti prendono se non sei giornalista".
 
Appunto. E la Turchia è europea?
"La Turchia è europea se raggiunge i principi democratici richiesti dall'Europa".
 
Lo ha fatto, secondo lei?
"Il popolo turco ha molta tendenza alla democrazia, però la democrazia non gliel'hanno mai voluta dare, nemmeno oggi. In un paese di sessanta milioni di persone dove, dice una cifra svelata da un ministro, venti milioni sono curdi, come ci possono essere ancora problemi di istruzione in quella lingua, visto che la Turchia è un paese fondato da tutti e due i popoli? Le nuove riforme hanno stabilito che si apriranno dei "corsi" di curdo. Però la scuola è un'altra cosa. E pensano che l'Europa non si accorga della differenza?".
 
DIRITTI UMANI:
Non ci sarà vera democrazia finché
non saranno rispettati i diritti di 20 milioni di kurdi.
 
Che cosa intende dire?
"Che la democrazia in Turchia passa per il problema dei curdi, perché se non si rispettano i diritti di 20 milioni di persone non si può parlare di democrazia".
 
Però la pena di morte è stata abolita. E sui diritti umani c'è maggiore rispetto, no?
"Sì, le riforme le hanno fatte. Ma la gente nelle carceri muore ancora. E ci sono decine di persone vittime degli scioperi della fame. E' possibile che dopo i digiuni di Gandhi la gente oggi debba ancora morire così? L'umanità non poteva farsi carico di questo problema?".
 
I dubbi espressi finora dall'Europa sono dunque giustificati?
"Dal punto di vista dei principi democratici, sì. Per la data fissata riusciremo ad aggiustare questa democrazia. Saremo pronti anche prima".
 
I timori riguardano pure il partito di ispirazione islamica ora al potere: ci si chiede se sia davvero moderato oppure se nasconda un'anima radicale.
"Può sembrare un partito moderno, però i suoi contorni non sono ancora precisi. Dopo la chiusura forzata delle formazioni che lo hanno preceduto, è meglio aspettare di veder applicate le riforme fatte".
 
E Erdogan, ex sindaco di Istanbul, oggi leader acclamato nonostante i militari gli abbiano impedito di candidarsi?
"Capisco che i paesi europei lo accolgano con grande pompa anche se non ha ancora alcun titolo ufficiale, quasi fosse il capo dello Stato. Ma forse in Europa sanno più cose di noi".
 
In Europa è difficile capire fino in fondo anche il ruolo dei militari. Ci si chiede perché in un paese democratico debbano avere una rilevanza politica così grande.
"Se fossi uno straniero, la penserei anch'io così. Ma il Consiglio di sicurezza nazionale (l'organo decisionale del paese, composto da politici e militari insieme, ndr) porta anche dei benefici alla democrazia. E poi ogni organismo dove sono presenti i militari ha ovunque una grande influenza".
 
In Europa non è sempre così.
"Solo che la Turchia ha avuto tre colpi di Stato militari, e il potere dei generali è più sottolineato. Purtroppo i politici turchi hanno il brutto vizio che quando sono in crisi, fanno credere al popolo che i colpevoli sono i militari".
 
Quanto europea si sente la Turchia sebbene non faccia ancora parte dell'Unione?
"Dobbiamo chiederci perché la civiltà europea è nata nel Mediterraneo; perché - rispondo - Grecia, Egitto, Mesopotamia si trovano sul Mediterraneo. Il mondo è un cumulo di emigrazioni e tutte le civiltà di allora sono arrivate in quest'area formando una sintesi".
 
E i Turchi?
"La cultura turca e quella anatolica hanno dato tanto a quella europea: nella letteratura, nelle arti, nella filosofia. Pensiamo a Omero, a Talete, ai sette saggi di Mileto. Quanti grandi poeti come Nazim Hikmet avremmo potuto avere se negli ultimi cento anni la nostra cultura non fosse stata limitata. L'Anatolia è una terra che ha visto tante guerre, ma se non fosse mai esistita non sarebbe nata nemmeno l'Iliade".
 
Kemal
Titoli / Titles

Kemal
Autori / Authors

Kemal
Testi/Texts

Kemal
Premi /Awards

Su e con Kemal
On and with Kemal