Tranchida.it Giovanni Tranchida Editore
in Evidenza
Yashar
Kemal
William
McIlvanney
Howard
Buten
Edorta
Jimenez
George
Mackay Brown
Rogelio
Iriarte
Carmine Mezzacappa
Carmine
Mezzacappa
Cataldo
Russo
Jurij
Rytcheu
Shahrnush
Parsipur
Ibrahim
Souss
Luciano
Patetta
Tashi
Dawa
Rajiva
Wijesinha
Kemal / Lo sciamano

LO SCIAMANO DELLA LETTERATURA
conversazione con Yashar Kemal





Istanbul mi fa paura... ma devo andare avanti

Qual è il segreto di uno scrittore come lei che continua a essere letto nel tempo, della continuità dei suoi rapporti con i lettori?
Se si conoscesse il segreto tutti riuscirebbero a impostare in maniera continuativa il rapporto con i propri lettori. Peccato che non sia possibile conoscerlo. La fortuna di Al di là della montagna non ha mai smesso di stupire me stesso per primo. Posso solo dire che le ragioni per cui ha venduto tanto sono molteplici: i pattern linguistici, i contenuti, gli stilemi poetici, i dati che il romanzo fornisce sulla situazione sociale. E’ un romanzo molto letto anche nel resto del mondo, in Francia e in Inghilterra è un long seller, in Scandinavia ha stazionato per anni nelle vetrine delle librerie. In ciascun Paese del mondo di casi simili a questo non se ne incontrano più di quattro o cinque. Se ci sia un segreto non posso saperlo e penso sia lo stesso per gli altri scrittori.

Esisteranno comunque delle regole o un segreto della buona letteratura. Quando scrive pensa ai lettori?
E a quale tipo di lettore potrei pensare, chi è il lettore, dov’è, è un contadino, un cittadino, un pastore, un docente universitario, un operaio? Inoltre io sono letto in parecchi Paesi del mondo, come potrei mai conoscere l’identità di tutti i miei lettori? In Turchia il passaggio dalla letteratura orale a quella scritta è stato arduo. I generi del romanzo e del racconto da noi hanno un passato insignificante. Anche se non siamo riusciti a creare una lingua del romanzo e del racconto, la lingua e la letteratura popolare, tuttavia, è sempre stata molto ricca. La nostra gente nell’arco di centinaia di anni ha sviluppato le tecniche del racconto orale, raggiungendo un’incredibile maestria. Non si può non rimanerne sbalorditi e affascinati. Quanto a me, sono cresciuto assimilando il ritmo della narrazione orale, come tutti in gioventù ho cercato di esprimermi artisticamente imitando i destan (i cantori popolari, NdR) e le composizioni poetiche in forma di türkü, sono stato apprendista alla scuola dei maestri del racconto orale. Quando ho incontrato la letteratura mi sono reso conto dei forti legami esistenti tra il patrimonio di letteratura orale che mi portavo dentro e la mia scrittura.
Il padre della letteratura russa Puskin, per dare vita a questa letteratura, e contemporaneamente forgiare la propria lingua poetica, non trovò di meglio che volgersi alla ricerca e al recupero del patrimonio linguistico popolare dei bozkiri di Russia, dei destan, dei masal e della lingua dei türkü kïzoglankïz. Come il suo amico Gogol', nel creare una lingua per i nuovi generi del racconto e del romanzo, anche Puskin diede forma a una poesia originale e a una nuova lingua poetica. Il padre della nostra letteratura, Nazïm Hikmet, ha fatto lo stesso. Anche lui ha creato una lingua poetica originalissima, dopo aver recuperato la ricchezza del patrimonio linguistico popolare, i destan, i masal, la lingua di Karacaoglan, di Pir Sultan, di Yunus Emre.
Gli scrittori della mia generazione, avendo dato inizio a una nuova letteratura insieme a Hikmet, sono stati indotti a seguire la stessa strada. L’imitazione non serve a nulla, è un limite. Hikmet non ha imitato nessuno, messo di fronte alle immense risorse della lingua popolare, se ne è impossessato e ne ha tratto gli effetti migliori.
Dopo Hikmet noi abbiamo vissuto comodamente di rendita. La strada da percorrere ci era stata spianata, lui ha tolto per noi i sassi, le spine, le erbacce. La nostra generazione è maturata all’ombra di tanta ricchezza e maestria di parola. Senza la creazione di una nuova lingua poetica, non avremmo potuto avere una poesia originale. Senza la creazione di una nuova lingua del romanzo, non avremmo potuto avere un romanzo originale. Infatti le caratteristiche di una lingua, quando essa sia autentica, ricca ed elaborata, determinano la sua struttura e di conseguenza la struttura del romanzo, i suoi contenuti. La letteratura turca è nata così.
Io sono tra coloro che si sforzano di penetrare i segreti recessi dei suoi libri.

Lei per ogni singolo romanzo usa una lingua e una forma narrativa differente. Lo ha sempre dichiarato lei stesso. Questa non è cosa da poco.
Se per tutta la tua vita non vuoi limitarti a scrivere un unico romanzo sotto diversi titoli, se ogni volta quel che scrivi è un nuovo romanzo, se i contenuti sono sempre nuovi, dovrà essere nuova anche la lingua, non crede?

E’ uniforme la lingua di Memed il falco, di Tu schiaccerai il serpente, di Gli uccelli tornano a volare? Gli schemi narrativi sono uguali? Se fossero uguali, perché darsi tanta pena, a che scopo versare fiumi di inchiostro, sarebbe fatica sprecata sia per me che per i lettori. Obietterete che per quanto ci si sforzi, non si esce dallo stampo del proprio stile. Il marchio della personalità di uno scrittore non ha senso, non ne riconosco l’esistenza.

Le caratteristiche della lingua in traduzione

Abbiamo detto che le sue opere sono state tradotte in parecchie lingue straniere (circa quaranta). In che modo differisce l’apprezzamento del lettore turco da quello straniero?
Questa è una delle questioni più dibattute. Dicono che in traduzione la bellezza, la poesia la ricchezza della lingua d’origine vada perduta. Sarà anche vero. Come ho detto prima le caratteristiche della lingua condizionano e creano la struttura del romanzo e della poesia. Nella misura in cui una lingua è autentica, elaborata, preziosa, anche la struttura del romanzo lo sarà. In traduzione certamente molte delle caratteristiche della lingua di partenza vanno perdute. Ma se la traduzione è bella, si guadagnerà qualcosa dalla lingua di arrivo... Se la poesia dell’opera letteraria risiede nel linguaggio adoperato, quando questo andasse perduto, anche la poesia lo sarebbe. Se invece la poesia del romanzo risiede nella sua struttura, come accade per qualsiasi opera d’arte, e se, a maggior ragione, risiede negli schemi narrativi, quel romanzo in qualunque lingua venga tradotto, non perderà la sua poesia. Io do grande importanza alla parola come veicolo del messaggio poetico. Tuttavia ne attribuisco molto di più ai contenuti e alla struttura dell’opera poetica.
Al giorno d’oggi ci sono libri che diventano famosi in tutto il mondo. E’ il cuore del lettore, chiunque egli sia, a comprendere e a ricreare da sé il romanzo. Secondo me queste opere d’arte colgono ciò che nell’uomo è sempre uguale, ovvero ciò che muta di continuo senza mai estinguersi. Esse restituiscono all’uomo il sentimento poetico dell’universo, della natura e della vita umana. Il segreto del successo ininterrotto e sbalorditivo di Memed il falco lo attribuisco alla poesia immortale ma non immutabile che vive nell’uomo. Lo attribuisco a ciò che appartiene all’eterno e impenetrabile mistero della vita che va contro tutto, contro la morte, contro l’ingiustizia dovunque essa sia. E anche all’istinto di rivolta... La letteratura tra le forme d’arte è la più grande. Non c’è forza che possa eguagliare quella del romanzo. Come ho già detto, che si tratti di romanzo o di poesia, quando il lettore lo legge è come se lo ricreasse da sé. La parola appartiene al singolo nella stessa misura in cui appartiene alla società.

Lei conosce bene sia il romanzo turco sia quello mondiale. Quali sono i rapporti tra le correnti e le tendenze letteraria di Turchia e del mondo?
All’inizio in Turchia si imitava punto e basta. Come ho detto la nostra letteratura ha avuto inizio con Hikmet. Gli imitatori sono sorti senza che ce ne fosse alcuna necessità. Comunque sia, la letteratura turca va ampliandosi e differenziandosi grazie ai nostri romanzieri e poeti e, guadagnando con il passar del tempo sempre nuove e migliori personalità di artisti, scopre se stessa. E anche il mondo piano piano si avvia a conoscere la nostra letteratura contemporanea.

Dalla Çukurova a Istanbul

Tutti concordano nel dichiarare che sia tra gli scrittori turchi che tra quelli di tutto il mondo è lei ad aver descritto meglio la natura. Quando si è stabilito a Istanbul separandosi dalla natura della Çukurova, che cosa è successo?
Istanbul è indiscutibilmente bella e credo non esista al mondo una città che sorga in un sito naturale di pari splendore. Basti solo pensare al fatto che, nonostante da anni ci adoperiamo per distruggerla, non ce l’abbiamo ancora fatta. Anche questo è sbalorditivo. Ecco, anch’io ho scoperto il mare di questa città. Ormai sono più di quarant’anni che sono qui. Con la stessa profondità di coscienza con cui ho assimilato la natura della Çukurova, ho assimilato anche Istanbul. Con tutti i mezzi. Nella Çukurova ho trascorso ventisei anni... A Istanbul ci vivo da più di quarant’anni. Amo un romanzo ambientato a Istanbul come Gli uccelli tornano a volare nella stessa misura dei romanzi ambientati nella Çukurova. E di romanzi ambientati a Istanbul ne ho ancora molti nel cassetto. Staremo a vedere. Per i romanzi di ambientazione istanbulina occorre creare una lingua speciale... Bisogna impadronirsi di mezzi espressivi all’altezza della bellezza di questo mare.

Ci sono luoghi di Istanbul che l'attraggono particolarmente?
Potrebbero mai non essercene? Ogni angolo di questa città è un miracolo. In una città così, nonostante i suoi guai, la sporcizia, la decadenza, l'imbarbarimento, è una grande felicità viverci. Istanbul è un miracolo. Ah, se ne avessimo fatto scempio di questa meravigliosa città. Sono ancora felice qui, in questo posto pieno di problemi, dove si mescolano tumultuosamente gente di ogni tipo... Una volta che questa città ti abbia catturato, per il resto della vita non potrai più scrivere altrove. Ho paura di Istanbul. Ma devo andare avanti.

Cerco un posto per scrivere


Ha trovato il luogo adatto per scrivere il suo nuovo romanzo?
Sto ancora cercando un posto dove poter scrivere il mio nuovo romanzo che si intitolerà Ada (L'isola) Il direttore dell'hotel Abant, dove da più di trent'anni mi ritiro per lavorare, ha fatto installare un impianto che trasmette ininterrottamente musica o cosiddetta tale, senza badare se questo disturba la mia concentrazione. Peccato. Ora sono in cerca di un altro hotel a misura di scrittore.

Lei ha raccolto, in qualità di studioso del folklore, i canti funebri...
Quando avevo sedici o diciassette anni raccoglievo fiabe e türkü. Mi resi conto che i lamenti funebri non erano mai stati oggetto di una raccolta sistematica e che nessuno li conosceva. In seguito appresi che, sempre nella mia terra d'origine, prima di me Béla Bàrtok aveva trascritto alcuni canti funebri. Mi rese felice poterne fare uscire una seconda edizione e condurre una ricerca, sebbene non esauriente, su questo materiale.

(Conversazione contenuta nel volume Sogni - Nella foto: Peter Ustinov interpreta Abdi Aga in Memed, my Hawk diretto dallo stesso Peter Ustinov)

Kemal
Titoli / Titles

Kemal
Autori / Authors

Kemal
Testi/Texts

Kemal
Premi /Awards

Su e con Kemal
On and with Kemal