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Kemal / Il Mediterraneo

Il Mediterraneo mare dell'uomo

di Yashar Kemal - foto © Anasys


Sono un mediterraneo, e mi dà gioia il fatto che i mediterranei assegnino un riconoscimento alla mia opera. Akdeniz ("Mar Bianco", in turco "Mediterraneo", NdT) è un mondo a sé, per chiunque, non solo per me.

Questo mare ha esercitato una forza d'attrazione, continuamente, nel corso della storia. Da qualsivoglia terra staccati, gli uomini, qui, ultima sosta dell'umanità, hanno preso fiato: in questo mare, che ha accolto nel proprio grembo popolazioni, culture a centinaia. Come dovunque, le culture si sono influenzate a vicenda e reciprocamente alimentate anche sulle sponde mediterranee, giardino a miriadi di espressioni culturali. E tanta varietà ha reso questo mare, nel nostro mondo, un mondo speciale: qui sono state gettate le fondamenta della nostra civiltà. Le culture egizia, mesopotamica, ittita, greca sono quelle che il Mar Bianco ha nutrito e sviluppato. Incontrandosi agevolmente, innestandosi l'una sull'altra lungo queste rive estese, esse hanno garantito la creatività mediterranea.

A me pare che sia motivo di felicità, per un uomo, nascere, in questo luogo. Per uno scrittore, poi, è una ricchezza. La natura del Mediterraneo, i profumi, il sole, il suolo, i rapporti tra le persone, il recare da ogni dove elementi utili a creare la sua cultura, che sta alla base della nostra civiltà attuale… E perché mai, questa, è nata nel Mediterraneo, e non in altro luogo? Certo, la questione va dibattuta. ma il dibattito, l'apertura di nuove opportunità al pensiero, non ci sottraggono niente, ci arricchiscono anzi.

La creazione di un Gilgamesh, di una Iliade, di una Odissea, degli inni egizi, di Dante, di Cervantes, si devono alla varietà di questa natura, alla facilità, alla rapidità degli incontri, degli innesti.

Venendo a me, sono nato in una fertile pianura assai vicina al mare: l'antica Cilicia, oggi chiamata Çukurova ("La piana conca") Una pianura che portava sopra di sé, in ogni suo aspetto, natura, svariate culture, la mediterraneità; i profumi inebrianti della terra, dei fiori, gli aromi di erba e foglie: in Çukurova, fin le nuvole - cantava un menestrello - odorano di nuvola.

Gli abitanti della Çukurova erano turkmeni arrivati dall'Asia centrale. Li chiamavano turkmeni del Sud, o di Çukurova, di Mesopotamia. D'estate salivano agli alpeggi (yayla) del Tauro, dell'Anatolia centrale; d'inverno scendevano a svernare in Mesopotamia, Çukurova, Siria. Costituivano grossi gruppi, e la loro lingua era più ricca del turco di altre regioni d'Anatolia. Anche la natura era ricca. E ricchi i rapporti umani. Così, la Çukurova ha cresciuto notevoli poeti e interpreti di epopee. Poeti quali Karacaoglan, del XVI secolo, e Dadaloglu, ribelle del XIX secolo. Dadaloglu fu il primo grande vate dell'ultima importante rivolta popolare d'Anatolia, ne era anche uno dei capi. Pare sia morto in esilio, dopo la riforma del 1865. Nella Çukurova esisteva una cospicua comunità di curdi, giunti dall'Anatolia Orientale in seguito all'occupazione di quei territori da parte delle armate russe. Inoltre, nel Tauro, vivevano i curdi locali. Grazie a un complesso di cognizioni fornirono bardi importanti.

Io ho vissuto intensamente tutto ciò. Molto giovane ho cominciato a scrivere versi. Ho lavorato sul folklore. Per anni ho raccolto lamenti muliebri. Il mio primo libro, un'antologia di Lamenti (Agitlat), risale a quando avevo vent'anni. A ventidue, ho scritto il mio primo racconto lungo, Una sporca faccenda (Pis Hikaye). Fu poi la volta dei romanzi. nel 1947 diedi inizio a due romanzi, contemporaneamente, e non riuscii a portarli a termine: uno era il primo tomo di Memed il falco, l'altro Al di là della montagna. Conclusi Memed il falco nel 1953, e Al di là della montagna nel 1960.

Per quanto concerne sia il romanzo, sia le altre forme d'arte, credo opportuno si viva il più possibile a contatto con la natura e con gli uomini. L'esistenza arricchisce. Quando si è umanamente ricchi, aumenta anche l'energia creativa. Lo scrittore che abbia accumulato esperienze di uomini e natura, trarrà profitto nell'invenzione di immagini. Quanto conosci il mondo e l'uomo, tanto sarai in grado di avvicinarti alla verità. Vivendo la poesia di umanità e di natura, puoi spingere avanti il tuo lavoro, e puoi toccare così nuove verità.

Il romanzo è cosa da maestro apprendista, con aspetti artigianali. Il mio primo maestro fu Stendhal. Ovviamente, di un autore di romanzo esistono i maestri. E i romanzieri non trascurino la lingua. Non si dà possibilità di scrivere un romanzo eccellente a chi non inventi una lingua di romanzo. E ogni grande artista ha creato una propria lingua. A mio parere, i caratteri precipui della lingua determinano la forma, la struttura, persino il contenuto, del romanzo. Un esempio valido è il romanzo russo. dalla lingua popolare, Gogol' ha ricavato una nuova lingua per il romanzo, e Puskin per la poesia. La lingua popolare russa era quella delle epopee, delle favole, delle canzoni. Non c'era, prima di Gogol', un romanzo maturo, ossia un linguaggio maturo per il romanzo. genio di Gogol': conosceva la lingua popolare, ed è questa la ragione principale di un'opera che non s'ispirava all'Occidente. Su tale strada, Puskin ha creato un nuovo linguaggio poetica e una nuova poesia.

Non affermo ciò in merito al romanzo occidentale; lo sostengo rivolto al romanzo delle lingue giunte tardi a questo genere letterario: o crei una lingua adatta, e perverrai al nuovo, oppure sarai un imitatore del prodotto europeo.

Ho avuto la possibilità di apprendere sia il turco sia il curdo. Ho vissuto le grandi epopee turche e curde, sono cresciuto con loro. In un villaggio turkmeno, esisteva una sola casa di curdi, nomadi emigrati da Oriente: era la nostra. In casa parlavo curdo, e turco fuori. Ascoltare, rivivere i grandiosi racconti epici in ogni lingua è stata la mia occupazione, la mia buona sorte.

Mi considero vicino anche a Cechov e a Faulkner. Sotto ogni profilo, la vita ha avuto nei miei riguardi un contegno molto generoso.

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