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L’altra che danza
Conversazione con Suzanne Dracius

In qualche modo, L’altra che danza può essere considerato anche un romanzo “di viaggio”. Viaggio in paesi e culture diverse, quella parigina e quella martinicana, ma anche viaggio di crescita e ricerca della propria identità, umana e culturale. Revhana e Matildana sono l’emblema di due modi opposti di intraprendere la strada della maturazione personale, con esiti molto diversi. Quanto c’è di vero, o meglio di realistico, nella costruzione di questi due personaggi? È possibile identificarsi, oggi, con una delle due sorelle, con Revhana soprattutto, con le scelte radicali che compie in vista del suo personalissimo “ritorno alle radici”?

L’intero romanzo è un viaggio, viaggio reale e interno, com’è attestato anche nei titoli stessi dei capitoli. Le principali protagoniste fanno avanti e indietro tra la loro Martinica natale e Parigi, poi il ritorno in una Martinica sconosciuta, da riscoprire dopo anni passati nell’Esagono, con tutto ciò che implica quanto a spaesamento, a sradicamento, e da qui una necessità d’adattamento, adeguazione, ogni volta. Le sorelle vivono il viaggio ognuna a suo modo. Una, Rehvana, non si sente mai totalmente bene da nessuna parte. Insieme al suo uomo meticcio, non è mai in un paese dove tutti gli somiglino. Si precipita alla ricerca delle sue radici e vi si immerge tutta, mentre l’altra, Matildana, danza in armonia con tutte le sue componenti culturali, comprese quelle che le provengono dalla buona vecchia Europa, compreso il patrimonio culturale dell’alta antichità greco-romana, al quale non si sente meno estranea che alle eredità africane. Matildana non vuole essere spossessata di niente, non vuole essere esclusa da nessuna parte. Essere antillana è essere il prodotto di viaggi di meraviglie e violenze, dal primo viaggio di Cristoforo Colombo fino agli attuali incessanti arrivi e partenze della Diaspora nera tra i due mondi, il Vecchio e il Nuovo Mondo; significa discendere da multiple schiatte di viaggi volontari o forzati, conquistadores o africani deportati, e poi da altri viaggi ancora, dall’India vera o dalla Cina... Da qui un’identità-viaggio. Da qui una cultura multiforme in perpetua mutazione, che corrisponde perfettamente alla stessa nozione di cultura: la parola “cultura” non è, in latino, un aggettivo verbale di “futuro”, che implica incessanti metamorfosi, evoluzioni e proiezioni nell’avvenire? Per sentirsi a proprio agio, per potervi danzare, è importante saper padroneggiare il proprio passato come adattamento al presente. Una è in difficoltà, l’altra no. Ce n’è una che perde terreno, “l’altra che danza”.

Se nell’Europa di oggi è possibile parlare di una qualche realtà davvero multi-entnica , forse Parigi è l’unica città che vanti davvero questo primato. Solo in questa capitale è infatti possibile vedere passeggiare per strada, una accanto all’altra, anziane “mami” dai colori sgargianti e seriose professioniste dai toni classici... molto francesi, insomma. Tuttavia nel libro la società che fa da sfondo alla vicenda raccontata, è una società piuttosto chiusa, sempre bianca o sempre nera, nonostante molti progressi. Siamo destinati a convivere, dovunque, con il razzismo? o meglio, ciò che può essere definito razzismo, oggi, meriterebbe altre specificazioni? “Difesa delle origini”, “rifiuto dell’assimilazione” sono eufemismi che mascherano altro?

Questi problemi sono più che mai all’ordine del giorno e lungi dall’essere risolti. I temi de L’altra che danza sono, ahimè, di una bruciante attualità. Non più tardi d’oggi, sono in corso manifestazioni in Francia che reclamano la soppressione del Ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale di cui la Francia si è dotata; slanci di proteste ai quali partecipano, tra gli altri, un buon numero di antillani che vivono nella Francia esagonale. Il ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale è considerato un’onta per la Francia. Soprannominato d’altronde “ministero dell’onta”, suscita in questo momento una protesta ai sei angoli dell’Esagono. Molti francesi rimproverano a questo ministero di mettere la sua amministrazione al servizio della diffusione di una xenofobia di Stato, perfettamente illustrata dall’apertura del dibattito sull’identità nazionale dall’attuale Presidente della Repubblica, con i suoi scivoloni, che sono stati solo l’esplicitamento di questa politica a tendenza razzista e a deriva discriminatoria. Quanto ai martinicani, e in particolare i giovani, questo ministero e il relativo dibattito, gli sbattono in faccia la cocente questione della loro identità, immergendoli in un’aporia. Siamo stati sempre scherniti perché ci interrogavamo sulla nostra identità – antillana o caraibica – ed ecco che la Francia stessa viene a interrogarsi sulla sua identità nazionale! Se la madre patria stessa ha bisogno di interrogarsi sull’identità nazionale, che dire allora dell’identità creola? Quid dell’identità di questa popolazione meticcia in seno all’identità nazionale? L’imbarazzo è al colmo. La frattura è sempre più netta. Più che mai ci viene ricordato che siamo francesi a pieno titolo ma interamente a parte. Oh, sì, Parigi è cosmopolita e multicolore, ma è solo apparenza, e Parigi non è la Francia. Le segmentazioni ci sono. Le persone si incontrano, si scontrano, ma non si fondono. Non ancora. Ci sono quartieri cosiddetti “sensibili”, ci sono “città” a rischio, c’è la periferia, vera frontiera che mette al bando dalla vita urbana parigina i giovani disagiati delle banlieu, quale che sia il loro colore. Tuttavia bisogna mantenere la speranza: per questo ho scritto L’altra che danza e non il “Romanzo di Rehvana”. L’eroina eponima è quella che danza, con dei balzi di speranza. Matildana incarna la prova che si deve poterne uscire.
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Suzanne Dracius
Suzanne Dracius
L’altra che danza
Traduzione di Leonarda Oliveri
Cover Marco Ceruti
2010, NT 5, 210x140
pagine 269
euro 16,00
Isbn 978-88-8003-335-6

Poetessa, drammaturga e narratrice, Suzanne Dracius (Fort-de-France, 1951) ha diviso la sua vita fra la Martinica e Parigi. Laureata in Lettere Classiche alla Sorbona, ha insegnato a Parigi, all’Université des Antilles-Guyane in Martinica fino al 1996 e negli Stati Uniti come “visiting professor”.
Rivelazione letteraria grazie al romanzo L’altra che danza, finalista al Prix du Premier Roman 1989, il suo corpus include due poemi in creolo con traduzione francese; la raccolta di racconti Rue Monte au Ciel (2003, campione di vendite); saggi storici e il “fabulodramma” Lumina Sophie dite Surprise (2005). È curatrice di antologie (Premio Fètkann Mémoire du Sud/mémoire de l’humanité 2005). Per la sue raccolta di poesie, Exquise déréliction métisse (2008) le è stato conferito il Prix Fetkann 2009. Le sue opere sono tradotte in più lingue e studiate nelle università di tutto il mondo.
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